
La carta dei diritti umani delle nazioni unite



Lo "sviluppo" dei diritti umani
Uno dei primi diritti, che la comunità internazionale si trovò a fronteggiare, fu quello della schiavitù e della tratta degli schiavi. Pioniere fu il governo inglese che prese graduali misure fino ad arrivare, nel 1772, ad abolire la schiavitù in Inghilterra e, nel 1834, in tutto l'Impero.
A livello internazionale, già dal Congresso di Vienna (1815) si cercò di porre dei limiti alla legalità della schiavitù e del commercio degli schiavi ma fu solo alla Conferenza di Berlino del 1885 che si cominciarono a adottare misure concrete in questo senso finché alla seconda Conferenza di Bruxelles, nel 1890, fu adottato da 16 nazioni l'Accordo Generale di Bruxelles che condannava esplicitamente la schiavitù e la tratta degli schiavi.
La lotta alla schiavitù continuò nel secolo successivo con l'adozione, nel 1926, della Convenzione per la soppressione della tratta degli schiavi e della schiavitù.
Interesse nella tutela dei diritti umani mostrò anche la Società delle Nazioni, nel corso della sua breve vita. Anche non citandoli espressamente nel suo Statuto, essa si occupò, oltre che del problema della schiavitù, dello status delle donne, della prostituzione, della libertà di informazione, della protezione dei rifugiati e delle minoranze.
Queste attività non furono scoraggiate dall'avvento dei regimi totalitari e dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, anzi proprio nel corso della guerra cominciò a maturare l'idea che una delle sue cause principali fosse il disprezzo dei diritti e delle libertà umane, proclamato da Hitler.
Si fece dunque strada il concetto che, se si voleva evitare il ripetersi delle sciagure provocate dal nazismo, bisognava tutelare i diritti umani affinché la pace regnasse nella comunità internazionale.
Il riconoscimento a livello internazionale è avvenuto essenzialmente dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando sono stati adottati, soprattutto per opera delle Nazioni Unite, importanti strumenti internazionali di protezione dei diritti umani. Con l'approvazione della Carta delle Nazioni Unite, infatti, si apre un'epoca nuova nella storia dell'umanità che consacra ufficialmente l'esigenza di tutelare i diritti umani attraverso strumenti giuridici internazionali.
Le principali norme vanno dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948 ai Patti del 1966; dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 9 dicembre 1948 sulla Prevenzione e la repressione del crimine di genocidio alla Convenzione sulla Eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 21 dicembre 1965; dalla Convenzione del 30 novembre 1973 sulla Eliminazione e la repressione del crimine di apartheid, alla Convenzione sulla Eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne del 18 dicembre 1979.
Diversamente da quanto era avvenuto nello Statuto della Società delle Nazioni, infatti, i diritti umani sono esplicitamente citati già nel Preambolo della Carta delle Nazioni Unite: "Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra (...) a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne delle nazioni grandi e piccole(...)" e sono poi richiamati altre otto volte.
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La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e i Patti del 1966.
La Dichiarazione Universale è stata creata in risposta agli orrori dell'Olocausto nella Seconda Guerra Mondiale. Prima dell'Olocausto, molti asserivano che i diritti umani erano un problema locale, soggetto a sorveglianza ed esecuzione da parte dei governi all'interno di ogni paese. Questo punto di vista si è evoluto quando il mondo conobbe la portata delle atrocità, creando un movimento a livello internazionale per proteggere i diritti umani che erano universali e inalienabili.
Anche se la Carta delle Nazioni Unite "riafferma" l'esistenza dei diritti umani, sotto intendendo quindi che essi già fossero stati affermati, e proclama l'esigenza di tutelarli, essa non contiene alcuna lista di tali diritti, né fa riferimento ad alcuna fonte che li elenchi. Nacque quindi contemporaneamente all'approvazione della Carta l'esigenza di redigere una lista dei diritti umani. Il compito fu affidato alla Commissione per i diritti umani, istituita il 16 febbraio 1946 dal Consiglio Economico e Sociale, composta di 18 membri e presieduta da Eleanor Roosevelt. La Commissione prese due decisioni preliminari: innanzi tutto che tale Dichiarazione avrebbe avuto la forma giuridica di Risoluzione dell'Assemblea Generale, ossia non avrebbe avuto alcun valore vincolante nei confronti degli Stati; in secondo luogo si decise di redigere un testo il più possibile pratico.
Nonostante queste premesse, la stesura della Dichiarazione non si rivelò per niente facile, anzi ci fu un acceso scontro ideologico tra gli allora 56 membri delle Nazioni Unite, tanto che il dibattito fu definito un vero e proprio "pezzo di guerra fredda".
Il limitato numero di paesi allora facenti parte dell'ONU (56 a fronte dei 192 odierni), il notevole influsso esercitato dall'Unione Sovietica sui Paesi del proprio blocco, con l'intenzione di non far conoscere all'opinione pubblica mondiale le reali condizioni di vita dei suoi cittadini, il modo confuso e superficiale in cui si svolsero i lavori, fecero sì che, pur essendo un grossa conquista dal punto di vista etico, l'approvazione della carta segnasse anche l'inizio di una lunga fase di assenza dei diritti umani.
La Dichiarazione si pone dunque come "un ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione".
Lo stesso giorno in cui adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite incaricò la Commissione per i diritti umani di preparare un progetto di convenzione e delle misure di attuazione. L'opera non si rivelò per nulla facile e richiese, infatti, quasi vent'anni di lavoro. Si decise di elaborare due differenti patti: l'Assemblea Generale specificò, però, che essi dovevano contenere disposizioni il più possibile simili tra loro e codificare il diritto all'autodeterminazione dei popoli.
I
progetti elaborati dalla Commissione furono sottoposti al vaglio dell'Assemblea
e dei Governi nel 1954 ed, in base alle loro osservazioni, iniziò l'anno
successivo la revisione articolo per articolo, che richiese altri undici anni
di lavoro. Il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e
il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, nonché il Protocollo
facoltativo aggiuntivo al Patto sui Diritti Civili e Politici, furono infine
adottati il 16 dicembre 1966 dall'Assemblea Generale; essi
entrarono tutti in vigore nel 1976. Nel
1989 è stato adottato un Secondo Protocollo facoltativo al Patto sui Diritti
Civili e Politici che si propone di abolire la pena di morte.
Questi atti, a differenza della Dichiarazione Universale, hanno natura obbligatoria solo per i paesi che li hanno ratificati. La decisione di elaborare due Patti separati derivò dalla diversa natura dei diritti disciplinati e produsse quelle che sono state definite le due diverse "generazioni" di diritti dell'uomo. La prima, quella dei diritti civili e politici, è costituita da obblighi negativi e di immediata implementazione da parte degli stati come il diritto alla vita, il divieto di tortura e la libertà di opinione. Gli obblighi della seconda generazione, economici e socio-culturali, sono invece positivi in quanto richiedono un'azione dello Stato e vanno quindi realizzati progressivamente.
Al contrario certi diritti non possono mai essere sospesi o limitati, neppure in situazioni di emergenza; stabilisce, infatti, l'art. 4 che sono inderogabili, sempre ed in ogni circostanza il diritto alla vita, il diritto a non subire tortura o trattamenti inumani o degradanti, il diritto a non essere tenuti in stato di schiavitù o servitù, il diritto a non essere imprigionati per non aver adempiuto ad obblighi contrattuali, l'irretroattività della legge penale, il diritto al riconoscimento della personalità giuridica, il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
Bibliografia:
- Cassese Antonio - I diritti umani nel modo contemporaneo, Editori Laterza, 1994.
- Martenson - L'impegno delle Nazioni Unite per i diritti umani, in I diritti umani a 40 anni dalla Dichiarazione Universale, CEDAM, 1989.
- Ciaurro Luigi - Marchesi Antonio, Introduzione ai diritti umani, Edizioni Cultura della Pace, 1998.
- Minieri Stefano - Oriani Carmen, La Carta delle Nazioni Unite, Edizioni Simone, giugno 1995.

